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Nome: Giacomo Pasqualetto
Forse sono il re degli imbecilli, uno degli ultimi rappresentanti di una dinastia quasi completamente estinta che credeva nella generosità, nella sincerità, nella lealtà, nella fedeltà, nella solidarietà, nella comprensione...e nell'Amore

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giovedì, 16 ottobre 2008

AVVISO: NUOVO BLOG!

CARI AMICI - BLOGGER! DA OGGI LE ATTIVITA' DI QUESTO BLOG VENGONO TRASFERITE NEL NUOVO BLOG http://sadlandscape2.splinder.com/ 

VI ASPETTO!

Un caro saluto a tutti!

Giacomo

 

albero 


postato da: sadlandscape alle ore 14:36 | link | commenti (1)
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ATTENZIONE, NUOVO BLOG!

CARI AMICI E CARI AMICI BLOGGER. DA OGGI IL MIO BLOG SI TRASFERISCE UFFICIALMENTE MANTENENDO LA PIATTAFORMA SPLINDER. L'INDIRIZZO E' IL SEGUENTE: http://sadlandscape2.splinder.com/

Un caro saluto a tutti! Vi aspetto!

Giacomo

 

cohousing3


postato da: sadlandscape alle ore 14:31 | link | commenti
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sabato, 04 ottobre 2008

"Paesaggi (inediti)"

Recentemente ho trovato su una rivista di un quotidiano questa pubblicità: Veneto da gustare: “il Veneto ha molto da raccontarti perché è una terra ricca di storia, cultura e civiltà. Scopri e assaggia i suoi paesaggi inediti e i suoi borghi antichi. I profumi,i colori e i sapori del Veneto ti conquisteranno l’anima”.

Vorrei riflettere brevemente su questa asserzione, spot pubblicitario. Da un lato chi si trova a percorrere strade come la Castellana o il terraglio, così come le stesse autostrade venete percepisce certamente la contraddizione dello spot che ho preso in considerazione. Sappiamo bene infatti come automobili chiamino strade e parcheggi e come tali richiamino automobili in un circolo vizioso autopoietico senza fine, conoscenso altrettanto bene sul tipo di mobilità su cui puntiamo.

 Eppure zone degne di quella frase e forse ancor di più, visto come è stata scritta a proposito degli “inediti paesaggi”..resistono alla morsa della cementificazione, le quali però rischiano di diventare isole di bellezza e non certamente come costanti distintive del paesaggio.

Eppure, forse, anche dire “inedito paesaggio” ha senso, benchè certamente non in riferimento allo spot commerciale turistico con l’immagine di villa Querini Stampalia.

Dire “inedito” ha senso nel contesto ambientale se consideriamo il fatto che il Veneto è l’unica regione italiana a possedere la più grande varietà di contesti ambientali naturali dalle coste alle montagne.

Ecco che oggi vorrei riflettessimo anche su ciò che non è direttamente monetizzabile, come il valore di un panorama (benchè le agenzie immobiliari spesso siano in grado di ricordarcelo, basti pensare alla differenza di prezzo da una camera normale e una con “vista”), nel quale sia possibile realizzare un rapporto con l’ambiente non – conflittuale, non guidato solo dalla logica della speculazione edilizia, o dalla legge che lo consente, poiché non dobbiamo dimenticare il ruolo spesso insensibile dei piani regolatori e dei pat.

Sono convinto che valorizzare non significhi solo mercificare (rendere merce qualcosa di inestimabile valore relazionale) tra uomo e il patrimonio culturale e ambientale.

Eppure tuttavia un’immagine come questa sta a significare che si punta ancora sul paesaggio, ma il problema è da quale punto di vista?

Chi viene da Mestre come me, sa bene com’era e come sta diventando.

La dicotomia tra Mestre che nell’immaginario collettivo risulta priva di cultura e di storia e Venezia simbolo della civiltà è senza dubbio ancora più evidente ed ingombrante agli occhi dei mestrini. Riprendendo Pasolini e il celebre paradosso “Venezia e il muretto” ecco come questa non-città di terraferma dai confini oramai cosi labili ed imprecisi, possa essere accostata al muretto simbolo della cultura più bassa e marginale.

Cultura allora significa in tal senso, la capacità di vedere in quel muretto e nelle opere d’arte di Venezai due elementi essenziali alla vita di tali realtà. Citando ancora Pasolini: “il paesaggio dell’omologazione e della speculazione spezza l’equilbrio relazionale uomo/ambiente”.

Ecco perché credo che il progetto “Paesaggi veneti sostenibili”,  sia fondamentale per la sua voglia di formare sensibilità. Cercare di sensibilizzare significa non dare per scontati i valori che vorremmo poter trasmettere, trasmettere nel senso di poterli suscitare in ciscuno a livello di percezione dei luoghi.

Per quanto riguarda la tutela del paesaggio come bene di tutti noi, il primo principio è quello del rispetto verso le generazioni future. I nostri nonni e padri hanno lavorato duramente in un territorio in rapida trasformazione ma chi di loro non vi ha mai raccontato storie e aneddoti della loro vita quand’erano bambini e dei luoghi dove giocavano a contatto fisico e diretto con un ambiente che per quanto antropizzato fosse, possedeva gli elementi naturali indispensabili.

Che generazioni di bambini e ragazzi cresceranno in molte zone urbane o semi-urbane, costretti tra le aree commerciali-direzionali ed i capannoni nonché tra il degrado che tali aree per forza di cose portano?

Quale sarà l’impatto dell’artificializzazione progressiva del territorio?

 

Parco Bissuola- 0005


postato da: sadlandscape alle ore 09:38 | link | commenti (7)
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martedì, 02 settembre 2008

Esplorando le città...

A volte la mia sensazione è quella di vivere in luoghi isolati e non comunicanti, benchè collegabili sotto il punto di vista della funzionalità: vivere in parallelepipedi di cemento e al mattino andare a scuola o al lavoro spostandoci in altrettanti micro-spazi anonimi più o meno costosi per finire la giornata immersi nell'aria condizionata dell'ufficio o tra i banchi di un centro commerciale.
Tutti luoghi non comunicanti, irrelati, impersonali produttori della tanto agognata efficienza e dell'indiscussa indifferenza, tra le barriere dei muri e le portiere delle automobili; i nostri piedi sempre più di rado camminano su qualcosa che non sia artificiale.
La domanda che mi sorge spontanea è la seguente: viviamo luoghi o semplicemnte occupiamo territori?

Forse una possibile risposta ci viene dal passato: si tratta di una lettera.

Nel 1854 Il Gran capo bianco di Washington, il Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce, fece un’offerta per acquistare una grande estensione di territorio sul quale vivevano i pellerossa e promise una riserva per il popolo indiano. Il Capo Seattle della tribù Suwamish, rispose con la lettera qui riportata: essa è stata considerata la più bella e profonda dichiarazione d’amore alla natura e all’ambiente.

Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana.

Se noi non possediamo la freschezza dell'aria,lo scintillio dell'acqua, come potete voi acquistarli? Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo.

Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma di boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo.

La linfa che cola negli alberi porta con se il ricordo dell'uomo rosso.

I morti dell'uomo bianco dimenticano il loro paese natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai la nostra terra meravigliosa, perchè essa è la madre dell'uomo rosso.

I fìori profumati sono nostri fratelli; il cervo il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le coste rocciose, il verde dei prati, il calore del pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.

Per questo, quando il grande capo bianco di Washington ci manda a dire che vuole acquistare la nostra terra, ci chiede una grossa parte di noi.

Egli dice che ci riserverà uno spazio per muoverci, affinchè possiamo vivere confortevolmente tra di noi.

Prenderemo dunque in considerazione la vostra offerta, ma non sarà facile accettarla.

Questa terra per noi è sacra, quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solamente acqua; per noi è qualcosa di immensamente più significativo: è il sangue dei più il nostri padri.

Ogni riflesso nell'acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi della vita del mio popolo.

Il mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre.

I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete, sostengono le nostre canoe. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi: per lui una parte della terra è uguale all'altra, e quando l'ha conquistata va oltre.

Abbandona la tomba dei suoi avi e ciò non lo turba.

Toglie la terra ai suoi figli e ciò non lo turba.

La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cadono nell'oblio.

Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere, come si fa con le pecore e con le pietre preziose.

La sua bramosia divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto.

Io non so. I nostri costumi sono diversi dai vostri.

La vista delle vostre città fa male agli occhi dell'uomo rosso.

Ma forse ciò è perchè l'uomo rosso è selvaggio e non può capire!

Non esiste un posto tranquillo nella città dell'uomo. Non esiste un luogo per udire le gemme schiudersi in primavera o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse ciò avviene perché io sono un selvaggio e non posso comprendere Sembra che il umore offenda solo le orecchie.

E che gusto c'è a vivere se l'uomo non può ascoltare il suono dolce del vento o il fruscio delle fronde del pino profumato?

L’aria è preziosa per l'uomo rosso, giacché tutte le cose respirano la stessa aria. L’uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira.

Ma se vi vendiamo le nostre terre io porrò una condizione: l'uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in questa terra come se fossero suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo di vivere. Ho visto un migliaio di bisonti imputridire sulla prateria, abbandonati dall'uomo bianco dopo che erano stati abbattuti da un treno in corsa.

Io sono selvaggio e non comprendo come il "cavallo di ferro" fumante possa essere più importante dei bisonti, quando noi li uccidiamo solo per sopravvivere. Che é l'uomo senza gli animali?

Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morirebbe in una grande solitudine.

Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all'uomo.

Tutte le cose sono connesse tra loro. Noi sappiamo almeno questo: non è la terra che appartiene all'uomo, ma è l'uomo che appartiene alla terra.

Questo noi lo sappiamo.

Tutte le cose sono connesse come i mèmbri di una famiglia sono connessi da un medesimo sangue. Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita:

egli ne ha soltanto il filo. Tutto ciò le egli fa alla terra, lo fa a se stesso.

Lo stesso uomo bianco, che parla con il suo Dio come due amici insieme, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, forse, noi siamo fratelli.

Vedremo. C'è una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprirà presto: il nostro è il suo stesso dio.

Egli è il dio degli uomini e la pietà è uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco tanto per quello rosso.

Questa terra per lui è preziosa, nuocere alla terra è come disprezzare il suo creatore. Anche i bianchi spariranno: forse prima di tutte le altre tribù.

Contaminate il vostro letto ed una notte vi troverete soffocati dai vostri rifiuti. Dov'è finito il bosco? E scomparso. Dov'è finita l’aquila? E’ scomparsa.

E’ la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza.



bidonvilles1

postato da: sadlandscape alle ore 09:46 | link | commenti (7)
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lunedì, 04 agosto 2008

Mestre's skyscrapers

Alcuni di voi forse li avranno già visti, in ogni caso in questo post ho deciso di mettere le foto del progetto vincitore dell'appalto per la riqualificazione dell'area dell'ex ospedale di Mestre.
Come al solito le critiche non mancano.
Tre grattacieli verranno innalzati e troverà posto un'area verde e una mini zona archeologica mentre verranno risparmiati alcuni edifici dei primi novecento.
Iper-modernità e una parvenza di riguardo nei confronti del passato.
Ancora una volta si pone il problema di conciliare modernità e recupero di quel "poco" (inteso in senso di quantità di reperti e tracce di cultura materiale) di storia.
E' soprattutto il motivo ciò che fa riflettere: è per il mero bisogno di avere una giustificazione nelle nostre radici oppure come semplice musealizzazione "teatralizzata" di ciò che è stato?
Per alcuni Mestre è da riscrivere, da costruire nuova e rinnovata su se stessa, perchè solo cosi può liberarsi dall'ombra con cui Venezia la ricopre.
Ma senza volere riprodurre questa dicotomia, resta il fatto che purtroppo la percezione della due città resta   in qualità di due entità separate nettamente dal grado della valenza storico-culturale-artisitca.
Eppure può il blasone gerarchizzare ciò che è la storia e il patrimonio di tutti noi?
Cosa sarebbero città come Treviso, Bergamo, Verona, Vicenza, Padova ma anche le città costiere della Dalmazia e le stesse isole egee senza la storia di Venezia; e cosa sarebbe Venezia senza la storia di questi luoghi; è evidente che gli uni dipendono dagli altri.
Quanti e quali sincretismi culturali si sono determinati dall'incontro scontro tra questi territori?
Quale storia per Mestre dunque? Certamente non una storia scissa da Venezia, Mestre non può essere il semplice dormitorio-parcheggio di Venezia perchè le due sono intimamente legate fra loro e ogni dicotomia è semplicmente determinata dalla funzione che si è voluto attribuire alle due città in epoca contemporanea.
Ciò non giova nemmeno a Venezia, in quanto viene data in pasto alla monocultura turistica e alla sua crescente musealizzazione, per visitarla un albergo a Mestre costa molto meno...e poi in bus bastano venti minuti per raggiungerla.




area ex ospedale mestre

Il bisogno di assomigliare alle "grandi" città è piuttosto evidente in questa immagine alla computer grafica che forza la figura di Mestre come città moderna in netto contrasto con gli edifici anni '50 e '60 presenti sullo sfondo. La "moda" dei grattacieli e arrivata anche qui dunque. Ostentiamo sviulppo e modernità...


area ex ospedale mestre2

postato da: sadlandscape alle ore 13:22 | link | commenti (9)
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sabato, 26 luglio 2008

Una Mestre, un Veneto...

Mestre città cantiere, Mestre ultimamente citata soprattutto per il nuovo mirabolante ospedale, Mestre dove vivere acqusta un senso solo a partire da un certo reddito, se hai una certa automobile, se hai certe amicizie (e non mi riferisco solo alla raccoamndazioni), Mestre non-città a cui è stata strappata di dosso una storia con lo scopo di piegarla ai bisogni funzionali dei ritmi disumani del alvoro dettato dalla produzione, nel nome di un benessere che è e rimane quello delle classi dirigenti a discapito non solo della qualità dell'ambiente ma della qualità della vita stessa.
In un mondo, la mitica locomotiva del nord-est, dove si fa della reddittività e del lavoro alcuni dei di un patheon che vede nel Giove di turno il dio denaro, è un veneto che vuole efficienza e puntualità, ma che poi con code, cantieri e treni in ritardo se la prende solo con i suoi cittadini e per la loro scarsa voglia e capacità di "fare", senza mai andare alla radice dei problemi.
E ancora Mestre città diffusa, dove le strade sono i nuovi alvei attraversati da fiumi di macchine, un po' per comodità e un po' per abitudine ma certamente molto per inettitudine d'investimento dei trasporti pubblici.
Una non-città che si fonde (non fosse per i cartelli che ce lo rammentano) con i paesi e i comuni distanti alcuni chilometri senza dare un senso ai luoghi dove si costruiscono case vicine a centri commerciali e a multisala multiparcheggio multifunzione multimodale.
Come il trasporto che si vorrebbe e che costa più in temrini di cementificazione che in benefici che porta con i suoi decine di migliaia di metri quadri di parcheggi per le auto e i suoi costi che riescono ancora a competere in temrini di prezzo con quelli dei carburanti.
Tanto vale spostarsi in auto dunque, stando comodamente seduti, tanto in coda ci devi stare lo stesso, meglio starci nel proprio autoveicolo munito di climatizzatore e autoradio con lettore cd integrato e gps aggiornato sulle deviazioni causa caniteri stradali.
Cacciari recentemente ha rifiutato l'esercito perchè in una democrazia c'è bisogno di controllo e ordine più che di sicurezza...e se la sicurezza è ancora armata c'è qualcosa che non va...
Mestre ancora, Mestre col suo stile di vita notturno, con la sua droga ed il suo alcool per dimenticare, con le sue discoteche e quelle appena fuori i suoi confini, con la musica a tutto volume per non sentire il peso delle responsabilità che la vita ci chiede.
Una vita che significa andare alla Cascina il martedi sera e in porta gialla, in quello pseudo parco che è san giuliano, mentre venerdi e sabato si pu andare a ballare.
Una Mestre dove si continua a costruire e dove le case restano vuote perchè sono fonte di investimento solo in qualità di mattone, perchè ci sono più case che abitanti.
Perchè tutto ciò che vogliamo deve essere vicino a noi, deve essere benessere, comodità, semplicità, efficienza, puntualità, rapidità...
Un Veneto legato alle tradizioni, ma che mai come altre regioni le sta distruggendo a ritmi vertiginosi.
Un Veneto che come valvole di sfogo oltra al rincoglionimento dei suoi abitanti, frastornati dalla distruzione e dal rapido mutamento dei luoghi, dall'alcool ecc, come capro espiatorio riesce a dar tutta la colpa dei suoi mali agli immigrati...quegli stessi che si fanno il culo tanto nelle migliaia di cantieri edili, spesso in nero perchè cosi conviene...
Una Mestre metafora di uno sviluppo in grado di leggere il territorio solo come risorsa economica, tralasciando tutto il resto ( che è tutto..), tutto il resto di ciò che è umano o che lo era.



tram4

Tutto scorre sereno all'interno della nuovissima struttura futuristica dell'ospedale di Mestre. Signore e signorine ben vestite vanno a fare visita ai loro cari, fra un caffè e un tramezzino, mentre per chi proprio non ha nulla da fare può godersi lo spettacolo della natura riprodotta all'interno della struttura che cresce particolarmente rigogliosa visto l'effetto "serra" (questa volta non c'entra l'inquinamento!) che viene prodotto, costringendo coloro che sono in attesa di una vista a ripararsi dai raggi diretti del sole sotto ombrelloni da spiaggia predisposti di tutta fretta dal personale.
Nulla di più distante dalla realtà è questo stupido disegno fatto alla computer grafica, dove il sole brilla e ci possiamo pure abbronzare e tutto scorre sereno e ordianto.
Questa volta prima del danno c'è pure la beffa.



tram5

Altra presa per i fondelli, la computergrafica ci mostra l'interno di un tram (due linee per una citta di più di 250000 abitanti...). Tutto scorre sereno e felice, senza l'ombra di un'auto , senza traffico senza coda e il tram è incredibilmente vuoto, con una signorina (chissà perchè mettono tutte signorine in primo piano, come nell'immagine dell'ospedale che ho pubblicato sopra), che comoda parla al cellulare, mentre fuori dal finestrino il cielo è azzurro e la primavera trionfa, la strada è increibilmente asflatata senza la minima crepa nel terreno, addirittura è perfino piastrellata (nella realtà non è assolutmente così quella via, anzi, è stata recentemente realizzata una pista ciclabile che non si sa bene dove finirà, mentre tutti i parcheggi a bordo strana nell'immagine spariscono come per magia, e tutto, come nelle migliore delle pubblicità di media shopping, diventa comodo, pulito ed anche bello da vedere. Degno di Second Life certamente!)
La vita diventa come una pubbicità del mulino bianco...ma quando almeno ci indigneremo per esser presi in giro in questo modo?

Vi risparmio le foto di Mestre - cantiere...vi lascio a voi immaginare cosa vuol dire muoveris in una città dove solo nella mia zona sono state spostate per lavori in corso almeno cinque linee di autobus, con percorsi ad ostacoli per la città al limite dell'incredibile.
Quasi dimenticavo, i problemi non derivano solo dai canitieri aperti in decine di zone urbane, bensi anche dal concomitante rifacimento delle fognature e della loro mappatura sotterranea, prima inesistente, che la dice lunga su come sia cresciuta Mestre...





postato da: sadlandscape alle ore 01:15 | link | commenti (5)
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martedì, 22 luglio 2008

Di quelli che la vita, di quelli piegati...

Tutto ho perduto dell'infanzia
E non potrò mai più
Smemorarmi in un grido.

L'infanzia ho sotterrato
Nel fondo delle notti
E ora, spada invisibile,
Mi separa da tutto.

Di me rammento che esultavo amandoti,
Ed eccomi perduto
In infinito delle notti.

Disperazione che incessante aumenta
La vita non mi è più,
Arrestata in fondo alla gola,
Che una roccia di gridi.




viale garibaldi3



postato da: sadlandscape alle ore 13:32 | link | commenti (4)
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martedì, 01 luglio 2008

C'era una volta...

La lottizzazione della terra ha arricchito certamente in termini monetari l'abitante del veneto che da contadino, qual'era ancora la sua occupazione principale tra gli anni '50 e '60, ma ancor più oggi è il valore delle terre che a parità di metratura, se edificabili ne portano il valore fino a cinque volte tanto, circa.
Il risultato lo conosciamo...i costi relativamente bassi di prefabbricati e dei calcestruzzi porta all'edificazione dei ben noti non luoghi...però dobbiamo ricordare che si tratta di una scelta del mercato e non certo di una congiuntura momentanea.
Il paradosso oggi è che in veneto ci sono più case che abitanti...quello che non vengono vendute restano vuote come forma futura d'investimento immobilizzato o meglio affittate...il mattone è la forma d'investimento privilegiata, non solo al mare o in montagna.
A questo punto, certo con tutti i problemi che ci si presentano, non ci interessa abitare in un paese particolare visto che più o meno con la conurbazione è la periferia che come una metastasi ha divorato il confini cittadini.
Però c'è da chiedersi il senso dell' abitare, e come cambia la percezione dei luoghi ed il valore che gli attribuiamo, se non ci radichiamo ed è tutto uguale...forse non si notano già oggi le conseguenze?
Luoghi sfigurati così, non sono certo indice di attaccamento e di affezzionamento.
Certo il dio denaro conta in modo determinante....eppure chiunque disponga di un numero sufficiente di soldi è difficile che preferisca abitare in un condominio dormintorio, che pure rappresenta secondo la logica industriale il benessere, prediligendo certamente la villa o l'antica cascina benchè "scomoda" secondo la moderna logica del perfezionismo funzionale, meglio se fuori città, a testimonianza che forse non è solo un capriccio il bisogno umano di un luogo a misura d'uomo per vivere, dove siano integrate in un perfetto equilbrio elementi antropici e la natura che li circonda.



Mestre dei primi novecento, il campanile del duomo San Lorenzo è il punto di riferimento per colui che giunge da Venezia (si intravedono le prime ciminiere)...


duomo4


Mestre oggi, la lottizzazione di quello che oggi è il centro ha portato alla realizzazione di un'edilizia selvaggia che non tiene conto del contesto nella quale sorge distruggendo il sistema di punti di riferimento tipici del centro, creando quel senso di spaesamento e di disaffezione rispetto al luogo (il ponte sullo sfondo è stato realizzato nel secondo dopoguerra, si intravede proprio in centro alla foto, tra i due alberi il tetto dell'abside del duomo)...


Marzenego1


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lunedì, 23 giugno 2008

"Il peggio non è mai morto?"

Continuano le alterazioni alla punta della dogana.
Dopo i precedenti interventi di Italia Nostra che denunciavano le gravi alterazioni in atto alla Punta della Dogana, in uno dei luoghi veneziani più prestigiosi e ricchi di storia, il commento pessimistico di molti è stato che la triste vicenda forse non era ancora finita e che “il peggio non è mai morto”. Italia Nostra riteneva che quanto già al momento noto, con alterazioni e interventi di grande pesantezza, fosse un limite impossibile da superare. Purtroppo dobbiamo ricrederci.
Le ultime notizie parlano, fra l’altro, di due obelischi di cemento alti ben dieci metri da erigere a pochi passi dall’ingresso dell’edificio. In riferimento al vago carattere cimiteriale che gli obelischi spesso richiamano, qualcuno ha commentato che potrebbero valere come simbolo funerario dedicato ad un luogo di eccezionale valore oltraggiato in quei suoi antichi caratteri che avevano resistito per secoli.
Italia Nostra ama anche l’ironia, ma non è disposta ad apprezzare più di tanto le battute che irridono a scelte comunque di grave pesantezza. Rimane invece fermissima nel condannare tutta un’operazione che negli anni ha fatto della Punta della Dogana ciò che sta diventando. La faccenda – lo si ricordi – inizia quando gli organi dello Stato decidono di spostare dalla Dogana in Terraferma uffici con funzioni d’interesse pubblico che lì si svolgevano da secoli. Non sapendo progettare il futuro una volta di più si colpiva il passato. E posti di lavoro venivano tolti ad una Venezia già pericolosamente proiettata verso una miope monocultura di mero sfruttamento turistico.
Si ricorda altresì come le autorità amministrative centrali e locali e gli stessi organi di controllo che dovrebbero tutelare Venezia (in particolare la Commissione di Salvaguardia e le Soprintendenze), non abbiano saputo impedire alterazioni fortissime delle strutture monumentali. Con scarsa fantasia l’unica destinazione che si è saputo trovare per un manufatto di tale valore culturale è stata quella di sede espositiva: un’altra! nella città che ne ha la massima quantità in proporzione al suo tessuto urbano e che intanto continua ad espellere gli abitanti senza risolvere il problema vitale della residenza.
Con scarsa fantasia ci si è pure impegnati a “nobilitare” l’operazione in atto con il richiamo del grande architetto (senza che il ponte di Calatrava abbia insegnato qualcosa)! E si è scelto un operatore (Tadao Ande) che non ha nulla veramente a che fare con la cultura della grande edilizia veneziana e che è noto ovunque per l’uso del cemento!
Non a caso, dunque, dieci metri per due di obelischi di cemento rischiano di essere il segno di un ulteriore gravissimo sfregio alla qualità civile di Venezia. Se un monumento dovranno essere, gli obelischi lo saranno non in lode a un architetto che ha deciso di collaborare a un progetto che viola la cultura veneziana; non lo saranno nemmeno a lode di un ricco signore che può comprarsi palazzi e beni per metterci quello che desidera; non lo saranno nemmeno alle autorità pubbliche che hanno approvato queste scelte. Saranno il monumento alla memoria di una ulteriore offesa al patrimonio culturale di una città straordinaria ma sempre più indifesa.

Italia Nostra - Venezia



punta dogana

postato da: sadlandscape alle ore 20:26 | link | commenti (6)
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sabato, 21 giugno 2008

E ora passiamo ai fatti...

Da oggi questo blog singolo diventerà un blog collettivo a supporto di un gruppo di ragazzi che condividono la passione per il territorio nel quale risiedono, abitano, studiano, lavorano, in una parola vivono.
I post pubblicati non saranno più solo i miei, ma anche del gruppo dell'Università Cà Foscari chiamato "Paesaggi veneti SOS" e di tutti coloro i  quali deisderano dare il proprio contributo, le proprie denuncie e i suggerimenti cooerentemente ai temi ed alle proposte del blog.
La speranza è coinvolgere più persone possibili attorno ad un argomento che ci riguarda tutti di persona.
Un ringraziamento va a tutti coloro che decideranno direttamente o indirettamente di aiutarci.
L'obiettivo è riuscire un po' alla volta a radicarci come realtà nel territorio e far sentire la nostra voce e la voce di tutti coloro che vorranno farsi sentire, in quanto è solo con la partecipazione e la negoziazione con le perosne che potremmo realizzare un modo di abitare e di vivere che non sia soltanto imposto dall'alto e che ci aiuti a combattere quel senso di spaesamento e di disagio che distrugge e modifica radicalmente i luoghi della nostra vita.
Questo è il blog di un amico che come me ha deciso di occuparsi di queste tematiche.
http://www.sciretti.it/
Se il blog è interazione, noi puntiamo a fare rete!
Vi aspetto.

Giacomo

postato da: sadlandscape alle ore 12:18 | link | commenti (1)
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