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Nome: Giacomo Pasqualetto
Forse sono il re degli imbecilli, uno degli ultimi rappresentanti di una dinastia quasi completamente estinta che credeva nella generosità, nella sincerità, nella lealtà, nella fedeltà, nella solidarietà, nella comprensione...e nell'Amore

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sabato, 10 maggio 2008

Place perception

Appena tornato dal convegno senese durato sei giorni dal titolo "Empowering Anthropology", posso dire di ritenermi soddisfatto circa il suo esito.
In una città ancora a misura d'uomo, dove il camminare è ancora preponderante rispetto all'andar in auto, e che dona un 'impressione del se ancora di spazio vissuto, abbiamo condotto fra le mura della sua università una serie di conferenze e di workshop, a cui hanno partecipato studenti da tutta Europa.
Le tre grandi fasi del convegno si sono strutturate attorno ai tre grandi temi affrontati dall'antropologia, e successivamente ramificati nelle varie ricerche circa Antropologia politica, dello spazio e del corpo.
A proposito dell'antropologia dello spazio, ho notato come un approccio geografico-culturale sia ancora poco sviluppato nel resto d'Europa (tranne ovviamente in Francia, da dove provengono molti studi, fra i quali non si può non citare Non-luoghi di M, Augè) e come vi sia ancora forte la presenza di un paradigma antropologico duro, poco disposto a dialogare con le nuove discipline quali le neuroscineze, e attaccato ancora ad approcci di tipo economico e sociologico.
In particolare l'ho notato subito, mentre cercavo durante le conferenze di esporre il concetto di sense of place (senso del luogo) e di non-luogo, così come lo intendono gli approcci della geografia culturale e delle neuroscienze.
La questione chiave del vissuto di un luogo è l'esperienza che ne facciamo di esso (non è un caso infatti che tempo addietro si usasse esprimere il nome seguito dal luogo di provenienza), in quanto ciò che noi siamo è ciò da cui veniamo.
Non si può negare che il senso di radicamento e di appartenenza, non sia direttamente riconducibile ai gesti quotidiani ed alle pratiche, "tradotte" poi da molti artisti in uno dei tanti codici umani per rappresentare una determinata la realtà che ci circonda e l'esperienza del vivere di tutti i giorni.
Un esempio può essere bene rappresentato dal movimento impressionista, nel quale i luoghi, ma anche le abitudini e le pratiche del quotidiano vengono rappresentati a seconda della percezione dell'autore.
Infatti è proprio la percezione che abbiamo dei luoghi, la chaive per decifrare il vissuto e la costruzione del radicamento rispetto allo spazio nel quale ci muoviamo e al quale attribuiamo un sistema di valori e di significati che non può essere quantificabile dal bagaglio di conoscenze di discipline economiche e politiche.
Un bacio dato sotto un albero in una determinata via, il sole che tramonta visto da uno scorcio, una pedalata vicino ad un fosso in campagna, la vista dalla finestra di un fiume, sono tutte esperienze che ci radicano nel luogo generando quel senso di attaccamento che può essere distrutto solo dallo "spaesamento" della repentina e violenta modifica radicale dei connotati con cui in precedenza identificavamo quel luogo.
Un parcheggio costruito sul prato dove giocavamo da bambini, un albero tagliato per far posto ad una strada, un fosso interrato per allargare la carreggiata, un palazzo demolito per un albergo, lo costruzione di grattacieli che non rispettano lo skyline del centro storico essendo innalzati oltre un punto di riferimento storico come una torre o un campanile o semplicemente la privatizzazione e la recinzione di uno spazio che prima ci apparteneva; tutto questo contribuisce alla perdita del senso del luogo e con esso la perdita di una parte di noi.
Ora la questione la pongo a voi cari blogger, cosa ne pensate di tutto ciò? Che esperienze avete vissuto a proposito?


viale

renoir2

muro tav3

postato da: sadlandscape alle ore 18:10 | link | commenti (4)
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lunedì, 21 aprile 2008

Loculi popolari

In campagna elettorale non si contano le promesse in materia di casa.
Abloizione dell' ICI, agevolazioni burocratiche ed economiche ma soprattutto edilizia popolare.
Una casa per tutti è il succo della soluzione del problema casa per quanti non hanno una fissa dimora e sono alla prese con affitti che ormai hanno sempre più il sapore del mutuo.
Ancora oggi come negli anni del primo grande boom dell' edilizia popolare durante il regime fascista assistiamo a promesse di un tetto per tutti senza però affrontare il problema di che tetto realizzare e dare alle persone.
Non è un caso che i quartieri dell'edilizia popolare spesso siano i più isolati, periferie nelle periferie, veri e propri ghetti dove è facile che trovino gli spazi ideali per proliferare, la piccola criminalità e lo spaccio.
Luoghi isolati senza punti di riferimento e senza storia se non quella della gente umile e di chi si trova costretto a viverci appresso, ultima ruota del carro cittadino e al tempo stesso vanto dei politici che come priorità hanno quella di dare un tetto facendo leva sulla disperazone delle gente.
Disperazione che si tramuta subito in disagio quando gli alloggi vengono assegnati e le persone si trovano subito a dover convivere con situazioni non molto peggiori della precedente.
Quartieri dormitori che ancora vengono concepiti come tali, da quasi due secoli quando le prime fabbriche necessitavano di manodopera che andava collocata in spazi adiacenti il luogo di lavoro e che rispondessero alla sola necessità di dare un tetto: in una parola sopravvivere; far sopravvivere forza lavoro.
Ma la qualità dell'abitare non può non riflettersi sulla vita quotidiana, su quello che avviene all'interno dei non-quartieri sulle storie di disagio e dignità, bisogno di sopravvivere e voglia di vivere.
Eppure non è ovunque cosi, ci sono interi quartieri popolari pensati e pianificati soprattutto nel nord Europa che con l'aggettivo che siamo soliti attribuirgli e identificarli, hanno poco a che fare.
Luoghi finalmente, dove il vivere comunitario assume un senso in primo luogo dettato dalla qualità degli spazi destinati ad aprirsri alla città e integrarsi con essa, nel reticolo delle memoria fondata sui punti di riferimento.
Il quartiere popolare per definizione tende a staccarsi dal contesto urbano nel quale si inserisce come perimetro del vivere sociale, e dunque come isolamento dal tessuto socio-urbano che già si radica per storia e cultura nella città.
La situazione si aggrava nel caso italiano per il modello di "città diffusa", il quale crea non-contesti che tendono ad intrecciarsi lungo le anonime strade dei non-luoghi, percorsi da tir e prostituzione.
A fianco del cavalcavia, della tangenziale, piazzali, centri commerciali e dei capannoni, ferrovie e lungo le principali arterie del traffico su gomma si stagliano imponenti e cupe le sagome dell'edilizia popolare, dove il tempo si misura in minuti dalla stazione, dal centro e dai principali svincoli autostradali, cresce e sopravvive l'uomo costretto da una violenza sturtturale ad una sofferenza sociale; per cui le uniche soluzioni sembrano quelle di costruire ulteriori "case"...senza nemmeno sapere, chi tanto le invoca come soluzione, che spesso finiscono per diventare un ulteriore problema se gli spazi non vengono pensati per essere vissuti.

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Costruzioni che non differiscono molto da altri tipi di luoghi...

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postato da: sadlandscape alle ore 13:05 | link | commenti (5)
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martedì, 15 aprile 2008

Vuoto spaziale

Vorrei porvi una questione che personalmente ritengo di fondamentale importanza.
Quanto può valere, nella plurifattorialità delle circostanze, un modo di essere oggi, che è più un modo di vivere secondo me, derivato da un sistema economico-urbano-sociale che ha come comune denominatore l'indifferenza?
Cerco di spiegarmi meglio: la ricerca sociale ha individuato nell'effetto combinato di crisi dei valori, trance collettiva e massificazione l'individuo contemporaneo; partorendo una galleria di spettri che vanno dall'uomo egualitario e indifferenziato passando per l'uomo alienato, per il burocrate e l'omologato approdando all'uomo seriale ed eterodeterminato. Ho citato qui testualmente il secondo capitolo del libro "l'indifferenza" di Adriano Zamperini, il quale traccia perfettamente e chairamente a mio avviso una società che va delineandosi come denominatore comune al di sopra di molte differenze locali nei contesti urbani in particolare.
La sorta di sonnambulismo al quale ci vediamo costretti o ci veniamo costretti, modula il registro del distacco e del disincanto dell'uomo medio risiedente in un contesto urbano.
Egli risponde con indifferenza, si defila, agisce come se fosse solo in mezzo alla ressa, adottando una presa di distanza difensiva.
Preparandosi per andare al lavoro, inizia il rituale quotidiano della vestizione psicologica. Lascia alla spalle la dimensione privata (luogo e sottolineo qui luogo, dove spera dovrebbe prevalere il registro del coinvolgimento e dell'esperienza autentica) si disfa di qualsiasi forma di attaccamento e inizia ad ostentare indipendenza affettiva. E' pronto così per ilmondo delle relazioni impersonali.
La maschera è a posto, eccolo in marcia con altri automobilisti incolonnati come eterni gragari, poi la fila per il parcheggio e giù subito il metropolitana o in bus dove gomito a gomito ma in un corpo ben protetto nel proprio involucro è sospinto verso l'agognata meta. Una moltitudine di persone presenti-assenti che possono agire grazie all'indifferenza di ciascuno verso tutti.
La solitudine che ne deriva da un lato è vista come perdita, ma dall'altro (e forse molto di più) come un guadagno, come libertà, piattaforma per l'autrealizzazione di se stessi.
Il single è il personaggio che meglio incarna tale esperienza sinonimo anche di comodità.
Votato all'indipendenza e insieme desideroso di intrattenere molteplici rapporti, vive distaccato dalle cose che lo riguardano appropriandosene secondo il bisogno; pare che tutto e tutti divengano mera funzionalità.

Dopo questa parte di analisi, a mio parere molto significativa, vorrei cheidervi, secondo voi che peso hanno sulle nostre vite le nuove tecnologie (internet, blog, chat), i luoghi urbani e sempre più artificiali dove la vita che viviamo è costantemente pianificata e regolata, dove non si riesce ad affezzionarsi ad un edificio dove si cresce ma non si vive, il tutto inserito in un contesto lavorativo economico-sociale dove ognuno governato dal proprio interesse, costi quel che costi l'importante è perseguire e realizzare la propria realizzazione.
Cito ancora Zamperini: ...dove vivendo all'interno della comunità dei solitari, nulla e nessuno può ordinare di avere qualche riguardo per il prossimo. L'indifferenza cresce allora dal cattivo seme dell'egoismo.
Il culto dell'io insegna a farsi i fatti propri.
Non si può sfuggire alla logica del sistema, piuttosto si viene a patti con esso, e l'unica salvezza possibile sembra quella di aderire alla routine quotidiana.


semafori

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postato da: sadlandscape alle ore 12:14 | link | commenti (5)
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giovedì, 03 aprile 2008

PIL di cemento

"....noi abbiamo forato anche poco...." era il commento all'ultima puntata di Annozero ad una domanda sulle infrastrutture posta da Santoro, del lider dell'UDC Casini, il quale probabilemte non è mai stato nel Veneto.
Non mi interessa entrare nella polemica politica e dei discorsi elettorali, tuttavia la demagogia entra presto nelle pagine dei quotidiani e l'Italia senza infrastrutture è uno dei temi più gettonati.
In una corsa senza fine (o meglio dire rincorsa..) verso un traguardo che non esiste perchè la crescita non potrà mai essere infinita e nonostante se ne parli dagli anni '70 è evidente che in Italia arriva tutto dopo, ci troviamo a deturpare risosrse preziose che non sappiamo gestire o leggere in altro modo se non in chiave economico-arcaica.
Parliamo di strade, viadotti, ponti e solo fra i giovani si registrano tassi medio-alti di utilizzo delle nuove tecnolgie informatiche (con una grossa discrepanza fra maschie e femmine purtroppo).
Non riusciamo a capire un nuovo concetto di sviluppo che non è più quello di trent'anni fa, mentre basta percorrere una qualsiasi autostrada nel Veneto per vedere come la piccola e media industria sia essenzialmente logistica (autotrasporti ) e edilizia nonchè di accessori per la casa come arredamenti, mobilifici, tubature, ditte di asfaltature....le ditte di servizi sono essenzialemte turistiche e sempre di trasporti.
Non c'è da stupirsi se assistiamo ad un continuo processo di cementificazioni dei luoghi anche perchè....come si dice..."la gente deve pur mangiare"...
Ma queste sono scelte, perchè modi alternativi di sviluppo ci sono e sono applicabili già da ora.
E tuttavia ancora scaviamo, foriamo, innalziamo, costruiamo come 40 anni fa.
In compenso l'Italia (statistiche Eurydice) è decima nella produzione di spam (quelle fastidiossime pubblicità che ci perseguitano nel web), mentre una speranza per i giovani si apre all'uso di Internet.
La rete è un mondo vastissimo ma tuttavia rappresenta a mio avviso l'ultima frontiera dell'informazione libera poichè controllata da tutti e messa a disposizione da tutti, non essendo sotto il cappello di nessuno tranne ovviamente di specifici siti come quelli dei partiti...
Tuttavia molti blog, libere enciclopedie come wikipedia assicurano e molti siti assicurano per ora il controllo delle informazioni dalla maggior parte degli utenti così da impedire che l'informazione ci venga scaraventata addosso senza poter nemmeno replicare come accade in televisione.
Questi sono i mezzi informatici che possono aiutarci nell'avere un giudizio critico e il più possibile vicino all'oggettività.
Il futuro auspico che sia l'abbandono definitivo della televisione e dell'infomrazione condizionata e asimmetrica nell'inidirzzarci verso quella che scegliamo noi. Film e dvd potremmo vederli su un normale schermo ultrapiatto collegato con un cavetto al PC, togliendoci dai piedi ore di immodizia pubblcitaria che ci invita solo a spendere e consumare...per chiudere il cerchio....per far crescere il PiL.
Un modo di crescere "umano" esiste e sta a noi metterlo in pratica un po' alla volta anche partendo da queste "piccole" cose, come avere finalmente un'informazione che sia degna d'esser chiamata tale.
Un altro modo di sviulppo (l'ossessione dello sviluppo che da decenni ci perseguita e ci angoscia...io lo sostituirei semplicmente con una forma del vivere in armonia con l'ambiente che ci circonda aiutati dalle nuove tecnologie), può essere impiegato e io spero che le nuove diventando sempre più critici nei confronti di quella dannata scatola che abbiamo in salotto, possiamo finalmente riprire gli occhie e renderci conto di come stanno effettivamente le cose, vedere le soluzioni migliori per noi stessi e per preservare un mondo che ci è stato affidato, anche per le future genrazioni.

Ecco alcune immagini (scattate personalmente) del passante di Mestre, opera realizzata col fine di decongestionare la tangenziale omonima (aspettando quando anche qua si formeranno nuove ocde che daranno il via all'autorizzazione di nuove bretelle e corsie...) in costruzione nella devastazione della campagne trevigiana nei pressi del Terraglio che la congiunge a Mestre: un territorio sfigurato e reso irriconoscibile da un solco di cemento che come una ferita aperta sanguina la memora del luogo.
Continuiamo ad investire su gomma, e il paradosso di creare nuove strade per decongestionarne altre alimenta la crescita delle autovetture, come un cane che si morde la coda.


CIMG3125

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Queste immagini aeree sono prese da internet e danno un'idea della panormaica del degrado ambientale.

passante mestre_cantiere
passante mestre_sottopassoLa domanda è: QUALE SVILUPPO?

capannoni fantasma cessalto
La percentuale di possessori e acquirenti di televisori è ancora una delle più alte, in Italia rispetto al resto d'Europa.

statistic

postato da: sadlandscape alle ore 12:31 | link | commenti (3)
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lunedì, 31 marzo 2008

Basta col PIL!!!

Basta col Pil, il prodotto interno lordo misura il guadagno in termini economici che ogni soggetto produce dall'origine al consumo in ogni passaggio.
Il Pil non misura la qualità della vita di un paese, anche se la Germania o la Spagna crescono al 3 % e la Cina al 12 % nessun tedesco o spagnolo si sognerebbe mai di realizzare un Pil come quello cinese, perchè ha capito gli errori del passato, mentre mi tocca sentire quel microcefalo di Lapo che si vanta di vendere milioni di auto ai icinesi...ma se li immagina 1 miliardo ci cinesi con l'auto????????? che contamina i cieli da Pechino al Tibet al Pacifico, e poi si sa che l'inquinamento è l'unico vero liberista!!!! Non mette dazi e non costruisce muri, sporca ovunque!!!!
Il pil non vuol dire essere più ricchi e stare meglio! Bisogna cominiciare a pensare cos'è lo sviluppo, se serve e quanto ne serve, e cos' è la crescita?
Voglio farvi queste domande perchè in antropologia di questo mi occupo.
Voglio capire fino a quando un ecosistema può reggere cemento e industria e rifiuti di una società che è all'apice dei suoi limiti.
Voglio incazzarmi con il politico di professione che ha studiato scienze polictiche, giurisprudenza ed economia, perchè voglio che le lauree siano piuttosto in medicina, scienze ambientali e tecnologie per la natura, biotecnologie!!!!
Il mestiere del politico deve avere questi requisiti perchè ha troppa responsabilità per delegare alla demagogia e al qualuncuismo col quale si lavano la bocca nei bei discorsi pre elettorali!
Sono stufo di sentire parlare di riclassificatori e inceneritori nochè di centrali nucleari!!!!
NON SERVONO, se si investisse in ricerca e nuove tecnologie!
Voglio capire perchè non ce ne frega nulla di tutto questo, voglio capire perchè spendiamo miliardi nel calcio e in televisione e non in ricerca e innovazione, voglio capire perchè il 20 % dei ragazzi molla la scuola a 16 anni e abbiamo ancora oggi il più basso tasso di coloro che continuano gli studi????
Perchè forse dovremmo capire che studiare non serve per fare carriera e far soldi!!!! Poter studiare significa avere la possibilità di dare il proprio contributo per un mondo diverso e se magari diventassimo più "umani", anche migliore!!!! Cosa possiamo fare noi blogger?
Ho pubblicato un post due settimane fa che mostra chiaramente come si possa essere autosufficienti dal punto di vista energetico!!!!! Già oggi!!!!!!! Si fa in Germania,e nel nord Europa, e noi di cosa parliamo in Italia?????
BLOG della Blogosfera di IBRIDAMENTI E NON, noi che abbiamo realizzato una piccola rivoluzione dimostrando che ci si può conoscere anche senza vedersi, usando i mezzi di comunicazione liberi che ci lasciano esprimere egualmente, al contrario di televisione e gioranli che ci sparano addosso valanghe di stronzate senza poter nemmeno replicare, VI CHIEDO SE AVETE INIZIATIVE, IDEE, PROPOSTE O SEMPLICEMNTE DOMANDE PER REALIZZARE UN FUTURO PARTENDO DALLA LIBERA INFORMAZIONE E POI MAGARI PASSANDO AI FATTI E AGENDO NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI, SU ARGOMENTI CHE CREDETE O AVETE PENSATO DA MOLTO TEMPO: ENERGIA, INFORMAZIONE, VITA QUOTIDIANA, LAVORO, CASA, ECONOMIA, PATRIMONIO SOCIO-CULTURALE, MODI DI VIVERE, CONCETTI DI SVILUPPO, COME COMUNICARE.......TUTTO CIO' CHE PENSATE E VOLETE SCRIVERE.
Dedico la sezione commenti di questo post alle vostre idee, me vorrei insieme a voi se vi può anadr bene,di creare uno spazio (posso dedicare anche una parte del mio blog) come riferimento per quanti desiderano partecipare e scrivere attivamente su tali questioni che nel piccolo ci riguardano tutti da vicino.
Idee, critiche ma soprattutto proposte e uno spazio per confrontarsi. Cosa ne pensate? come si può fare?
E' una cosa che ho da tempo in mente ma si può fare solo tutti insieme.

Un caro saluto a tutti

P.S Per cominciare vi lascio questo link:  http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1077518,00.html


Giacomo

postato da: sadlandscape alle ore 22:11 | link | commenti (10)
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domenica, 23 marzo 2008

Cohousing

C'è un nuovo modo di abitare.
Ciò di conseguenza significa un nuovo modo di vivere.
Può essere considerato a mio avviso il supporto sociale della "rivoluzione energetica" accennata nel post precedente: l'energia prodotta per la maggior parte in modo autonomo e venduta per quel che resta alla rete.
In realtà si tratta di un modo di abitare che esiste dagli anni '60 in nord Europa ma che solo ora in Italia sembra prendere avvio.
Si tratta di piccoli villaggi, o gruppi di case situate in una zona circoscritta dove si decide insieme a parenti o amici di andare a "convivere" insieme.
La conoscenza delle persone con le quali andiamo ad abitare (parenti o amici) e che avremo come vicini è il prerequisito fondamentale per cercare di vivere in una piccola comunità autosufficiente ma non per questo chiusa in se stessa.
I vantaggi materiali sono importanti, come la condivisione dell'automobile per spostarsi (si può decidere di acquistarne un tot da utilizzare secondo un programma di necessità) risparmiando la benzina e l'assicurazione, si dividono le spese energetiche visto che si può decidere di diventare proprietari di un pezzo di rete elettrica e infine ci si può dividere i normali compiti in genere affidati agli esterni, come baby-sitter, pulizie, manutenzione, giardinaggio,assistenza agli anziani, ecc.
Ogni membro della piccola comunità può dare il suo piccolo contributo per il suo mantenimento senza per questo perdere la sua autonomia.
E' una valida alternativa alle liti col vicino di casa e alle spese condominiali non sempre ben volute...
L'architettura inoltre può dare il suo valido contributo realizzando gli edifici con le caratteristiche descritte nella casa ecologica, con realtivi tempi di ammortamento di cinque anni e mezzo trascorsi i quali si inizia a guadagnare, come esposto nel post precedente, inoltre i futuri abitanti della zona residenziale possono partecipare insieme all'architetto alla progettazione e al design delle case e degli spazi e della loro disposizione in base alle supposte esigenze.
Un nuovo modo di vivere il sociale può unire finalmente esigenze di compagnia e serenità pubblica e le nuove sfide per un abitare ecologico e rinnovabile.
Per maggiori informazioni vi indirizzo al sito : http://cohousing.it/
In ogni caso altre info le trovate digitando cohousing nel motore di ricerca.
Buona Pasqua a tutti!


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cohousing1

cohousing2

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postato da: sadlandscape alle ore 12:17 | link | commenti (10)
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domenica, 16 marzo 2008

Cosa ci ferma?

Noi che ci hanno abituato a ringraziare sempre per quel poco che abbiamoe che il mondo potrebbe andare peggio, non ci siamo forse abituati così ad accettare le situazioni e a non tentare di migliorale per timore o semplicemente per la gabbia nella quale l'abitudine ci ha rinchiuso da anni?
C'è un progetto pilota nel comune di Venezia, che ho voluto subito documentare per voi, che concilia finalmente la qualità dell'abitare con la sostenibilità dell'ambiente nel quale viviamo.
Non starò a descrivervi nei dettagli il progetto, poichè vorrei che visitaste di persona per "toccare con mano", cosa abbiamo a disposizione oggi dal punto di vista tecnologico disponibile per chiunuque parte da zero nella realizzazione della propria casa, e per chi anche se la casa ce l'ha già, vuole partecipare a questa proposta che è l'energia rinnovabile.
Non si tratta solo di fare genericamente una "cosa buona", per chi ne ha la possibilità economica, spero sarà il modo nel quale vivremo nel prossimo futuro: non servono più enormi centrali nucleari o a carbone e oli combustibili, con una dispersione di energia lungo tutta la rete e un elevato grado di inquinamento, ognuno potrà diventare, consorziandosi con amici e vicini, proprietario di un pezzo di rete e da quella vendere l'energia che gli sarà avanzata da una produzione propria di riscaldamento ed energia elettrica (anche se per ora resta fuori solo il gas da cucina).
Ecco il sito: http://www.lacombustione.it/modules/realizzazioni/
Alcune informazioni e dati:

mestre country 037

grafico spesa riscaldamento

bioedilizia1

grafico costo geotermico-fotovoltaico

Bioedilizia

tabella caratteristiche


Vorrei chiudere il post con un intervento dell' architetto  Gaetano Fusco, uno dei primi architetti in Italia a  lavorare in sinergia con il sapere antropologico riguardo all'abitare.
Che cos’è oggi la città per noi?, si chiedeva Calvino, e a chi e a cosa serve? La vasta res exstensa di sobborghi, periferie, circonvallazioni, capannoni e supermercati è un alveare d’inquieta stanzialità, in cui i processi di interiorizzazione del vissuto confliggono anche drammaticamente con il mutamento della temporalizzazione dell’esistenza. Ma se la città è ovunque, ormai non abitiamo più città ma occupiamo territori, più o meno metropolitani e globalizzati, la cui frammentazione è speculare alla crisi della natura e inesorabilmente vi si sovrappone. La solitudine dell’identità dell’uomo si accompagna implacabilmente a quella degli edifici in cui abitano. Nel caos antropologico della surmodernità di Marc Augé, la regola del costruire sembra essere ormai la negazione di ogni possibilità di luogo. Secondo il punto di vista di molti antropologi, il territorio è una vera e propria estensione dell’organismo umano, caratterizzata e delimitata da segnali visivi, vocali ed olfattivi per cui non solo è interessante distinguere i diversi universi spaziali prodotti dalle diverse culture e subculture, ma anche il modo in cui tali spazi siano influenti sugli aspetti della vita quali la qualità dello spazio abitato, il modo di vedere se stessi e il proprio destino. Il comportamento umano è, senza dubbio, influenzato dalle rappresentazioni simboliche che il gruppo ha dato allo spazio che vive e con il quale è in intimo rapporto. I differenti gruppi sociali infatti, a seconda delle diverse culture cui appartengono, percepiscono, strutturano e si rappresentano gli oggetti in pensieri seguendo schemi che sono loro propri, e a poco a poco tendono a regolare lo spazio in cui vivono in funzione di questa rappresentazione. Lévi-Strauss, compiendo un’ampia comparazione tra insediamenti umani diversi, rivela che l’occupazione dello spazio dei singoli individui è considerata un linguaggio esplicativo della struttura sociale e della visione del mondo del gruppo stesso. Da questo punto di vista, l’incontro tra cultura e territorio diventa un tracciato delle interrelazioni personali che nel corso del tempo si sono svolte e si svolgono in quello spazio. “Cosi questo spazio cessa di essere un’entità naturale e diviene un insieme strutturato dai rapporti sociali svoltisi nel passato e in cui si iscrivono ogni sorta di nuovi rapporti sociali. Ed allora il processo di socializzazione può anche essere considerato in modo caratteristico e specifico, con ogni gruppo che insegna ai suoi membri più giovani a vivere, ad organizzare e a gestire lo spazio”.
Numerosi studi epidemiologici e ricerche sugli ambienti, svoltisi soprattutto dalla metà del 1900, rivelano che molti problemi sociali gravi quali la mortalità perinatale ed infantile, la psicopatologia, la delinquenza e la criminalità giovanile sono collegati a fattori sociali che seguono la ripartizione spaziale della città. I bambini e gli adolescenti, ad esempio, in piena formazione, e quindi rapidamente modellabili e marcabili, con i loro problemi, testimoniano severamente le carenze di determinati ambienti. Possiamo riferirci soprattutto ai quartieri urbani delle nuove periferie nella cui pianificazione non si è tenuto conto di esigenze di determinate categorie sociali quali i bambini, i giovani e gli anziani. Per esempio, nelle maggioranza dei nuovi quartieri “non sono previsti spazi per gli adolescenti, né per riunirsi, né per svolgere attività che non siano fissate o prestabilite da una società adulta che ha sempre ignorato i loro reali bisogni. E in quest’ottica, essi sono considerati vittime di un’organizzazione urbana -riflesso essa stessa di un sistema socio-economico e politico- che non solo crea e rinforza le diseguaglianze sociali, ma che dimentica alcune categorie sociali, in particolare le categorie definite non produttive”.

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postato da: sadlandscape alle ore 23:47 | link | commenti (5)
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domenica, 09 marzo 2008

Fuori di testa

Il Veneto e il suo conclamato modello di sviluppo e di coneguente benessere, secondo i canoni e le categorie puramente "venete" di sviluppo e benessere consiste nella smania di costruire.
Da terreni agricoli non più coltivati, alle ultime zone lasciate a prato, in collina così come in pianura (e sempre più anche in montagna) immobiliaristi e imprese edili vanno letteralmente a caccia di terreni potenzilamente edificabili e dei conseguenti permessi rilasciato quasi con la stessa facilità che regnava durante gli anni' 60 quando per esempio a Mestre una concessione edilizia (oggi si chiama permesso di costruire) veniva rilasicata anche a volte in meno di 24 ore dalla data di presentazione dell'istanza.
Prima ancora di iniziare i lavori i detrupatori del nostro territorio e delle nostre memorie storiche vedono subito e solo i soldi che si materialzzano nel conto in banca e questa possibilità (quasi calvinista di realizzazione personale ed ostentazione della ricchezza ricavata dal duro lavoro) è valorizzata a scapito di qualsiasi altro aspetto.
Come se non bastasse ci si mettono anche gli enti pubblici: regione, province e comuni vedono il territorio solo in termini di risorse economiche, per cui viadotti, strade, passanti, bretelle, sottopassi, parcheggi rappresentano "Lo sviluppo"e portano soldi.
Ma si sa che il modello di città diffusa del "mitico" nord est è deleterio: auto chiamano strade e strade chiamano auto a loro volta in una sintesi autopoietica incentivata dal mito del centro commerciale, costriuto rigorosamente fuori città (da notare che la rotatoria rispetto all'incrocio è realizzata per consentire la diramazione di più strade e non solo 4 come nell'incorcio) appena oltre la periferia e dunque raggiungibile solo in auto e dai luoghi di lavoro sempre più lontani rispetto a dove andiamo ad abitare cosicchè la mattina recandomi all'università è interessante notare come auto familiari, berline di grossa cilindrata nonchè i famigerati SUV importati in Italia da una moda statunitense (solo che negli US le strade sono leggermente più larghe..) si trovi solo il conducente a bordo.
D'altro canto come biasimarli? Chi prende il bus tutte le mattine o il treno è costretto a sopportare ritardi e disservizi e poi quando sale a bordo del mezzo spesso resta in piedi schiacciato fra il resto dei pendolari, e soprattutto resta in coda come chi sta comodamente seduto ascoltando la musica nella sua auto completamente da solo! Non sarà certo il costo della benzina a disincentivare l'uso dell'auto che comunque visto che la coda la facciamo tutti, i più preferiscono strsene comodi al volante, piuttosto che schiacciati ed in piedi. RIsultato? Una media di due auto a testa nel trivento!
Così l'unica soluzione per decongestionare la tangenziale è farne un'altra (non cercando di ridurre i camion ed incentivare il trasporto su rotaia, che da noi è praticamente inesistente).
L'unica soluzione al traffico (soluzione per altro momentanea) è incentivare il traffico stesso con la realizzazione di nuove strade, fino a quando fra non molto arriveremo all'esaurimento oggettivo dello spazio sul quale viviamo.
Ora io mi chiedo e vi chiedo, c'è qualcosa che non va? E a chi mi risponde si, ma... chiedo: viviamo davvero nel migliore dei mondi possibile?
Ecco un paio di esempi.

www.bellunopop.it/Immagini/vicenza1.jpg

http://www.noaffipai.it/


tangenziale mestre

parcheggio-g

bus navetta-g

tangenziale-3

tangenziale-4

tangenziale-4-g

tangenziale 2

case tangenziale

La_rotonda_magica



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lunedì, 03 marzo 2008

Realtà virtuale e propaganda immobiliare

Sarà la sempre crescente compenetrazione della realtà virtuale con la realtà "reale", ma pare che progettare lo spazio che ci circonda sia una prerogativa da delegare ai programmi per computer: software costosissimi che fanno apparire la realizzazione dell'architetto colorata, meravigliosa ma semplicemente fittizzia e del tutto non contestualizzata.
La propaganda immobiliare non conosce nemmeno il senso del limite che sofcia in una vera e propria presa in giro del cliente.
Lo dimostrerò con le foto che seguono, pubblicando prima i paesaggi idilliaci da Campi Elisi promessi e poi il reale contesto spaziale.
Vi prego di seguire "l'esperimento" così poi mi sapete dire cosa vi aspettavate rispetto ai prati verdi e cieli tersi che ci illudono di uno spazio fantastico che rasenta Disenyland.
Basta farci prendere in giro!
Capannoni industriali, condomini, uffici vari tutti accomunati dall'espressivismo soggettivista di moda post-moderna che mette al primo posto la genilità dell'architetto e la funzionalità piuttosto che la contestualizzazione con il resto del landscape è la causa principe di un spaesameto nei luoghi a cui eravamo abiutati a vivere.
Lo spazio andrebbe pensato per essere abitato, ma spesso è semplicemente pianificato per essere sfruttato e rifugiarsi nella perfetta e coloratissima bellissima sensazione che da il paesaggio e l'edificio appena realizzato, messo in risalto dalla computergrafica gratifica e aiuta non solo a non rendersi conto della realtà effettiva della situazione, bensì anche a sottrarsi dal vedere ciò che realmente si andrà a produrre.
La contemporaneità si è forse dimenticata, per indifferenza e interesse di pochi per un fine meramente lucrativo/speculativo, del senso dell'abitare e del vivere i luoghi?
Che genere di umanità, vista la dimostrazione neuroscientifico-antropologica dei legami che ci legano indissolubilmente allo spazio (al nostro spazio) potrà nascere e crescere in futuro in uno spazio così determinato ed artificiale?
Forse è il tempo di iniziare a ripensare la nostra qualità di vita, poichè non si può vivere senza prima saper abitare.
Ecco a voi i fantastici nuovi non-luoghi e l'angoscia dei luoghi.


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domenica, 24 febbraio 2008

Asfaltati

Forse non molti ci fanno caso, ma da quando ci alziamo la mattina a quando andiamo a letto la sera, i nostri piedi ed il nostro corpo in generale viene a contatto quasi solo ed esclusivamente con elementi artificiali dei loghi, dove camminiamo, nei mezzi di trasporto con i quali ci spostiamo, nei posti dove studiamo e lavoriamo.
Io mi sono sempre chiesto del perchè di tutto questo, così ho deciso di prendere ad esempio l'automobile.
E' possibile che l'unico modo di ridurre il traffico sia aumentando lo spazio dedicato alle autovetture e dunque continuare ad asfaltare fino all'esaurimento fisico e oggettivo del territorio?
Come facciamo a proendere come valori quelli del guadagno e della produzione di automobili quando guardiamo i presidenti delle case automobilistiche annunciare con soddisfazione di aver venduto milioni di automobili nel "mercato"? Questo grande sconosciuto, di cui noi forse siamo solo le propaggini delle macchine...
E allora perchè e di cosa ci lamentiamo quando parliamo di traffico? Quando parliamo di inquinamento?
Perchè in un sistema che non riesce più a fare a meno di queste cose, continua a lamentarsi?
Di cosa ci stupiamo se la superstrada ci passa sotto casa, se la rotonda nuova farà passare nuove strade vicino alla mia abitazione, o semplicemente se dove c'era il campo dove andavamo a giocare da bambini ora c'è il parcheggio del centro commerciale?
Il mito delle grandi opere e dei grandi danni che ne derivano sono prezzi che spesso tutto sommato siamo disposti a pagare in nome di una comodità e di un concetto di sviluppo che conosce come limite ultimo solo la fine della disponibilità oggettiva dello spazio.


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Non si ferma la corsa all'edilizionismo, che nonostante le nuovissime costruzioni e in particolare la realizzazione di nuovi capannoni non abbassa il costo della casa, deturpando la percezione dei luoghi realizzando i non-luoghi dove costringe le persone a vivere.

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E' incredibile come gli immobiliaristi con la complicità di nuovi ereditieri accecati da un guadagno facile e veloce, vedano ogni spazio verde, sia esso campo o prato come potenziale zona dove fabbricare capannoni e villette a schiera.


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Rotatorie

Le rotatorie sostituicono gli incroci col duplice motivo della riduzione degli incidenti a causa della indotta diminuzione di velocità e della potenzialità di poter aggiungere altre strade che dipartono dalla sua stessa circonferenza.


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muro tav
Il situazione dell'abitare in zone interessate dalle "grandi opere" è disastrosa ed insieme disarmante.
La gerarchia delle priorità nel mito Occidentale della velocità è disposto a sacrificare il vivere di migliaia di persone che vivono lungo le nuove direttrici delle grandi opere.
E' evidente che stiamo "pisciando fuori dal barattolo", c'è "qualcosa" che non va da molto in un sistema che come fine ultimo ha il mezzo stesso di un concetto di sviluppo e progresso che fa aborrire.





postato da: sadlandscape alle ore 13:10 | link | commenti (3)
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