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Giacomo
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Recentemente ho trovato su una rivista di un quotidiano questa pubblicità: Veneto da gustare: “il Veneto ha molto da raccontarti perché è una terra ricca di storia, cultura e civiltà. Scopri e assaggia i suoi paesaggi inediti e i suoi borghi antichi. I profumi,i colori e i sapori del Veneto ti conquisteranno l’anima”.
Vorrei riflettere brevemente su questa asserzione, spot pubblicitario. Da un lato chi si trova a percorrere strade come la Castellana o il terraglio, così come le stesse autostrade venete percepisce certamente la contraddizione dello spot che ho preso in considerazione. Sappiamo bene infatti come automobili chiamino strade e parcheggi e come tali richiamino automobili in un circolo vizioso autopoietico senza fine, conoscenso altrettanto bene sul tipo di mobilità su cui puntiamo.
Eppure zone degne di quella frase e forse ancor di più, visto come è stata scritta a proposito degli “inediti paesaggi”..resistono alla morsa della cementificazione, le quali però rischiano di diventare isole di bellezza e non certamente come costanti distintive del paesaggio.
Eppure, forse, anche dire “inedito paesaggio” ha senso, benchè certamente non in riferimento allo spot commerciale turistico con l’immagine di villa Querini Stampalia.
Dire “inedito” ha senso nel contesto ambientale se consideriamo il fatto che il Veneto è l’unica regione italiana a possedere la più grande varietà di contesti ambientali naturali dalle coste alle montagne.
Ecco che oggi vorrei riflettessimo anche su ciò che non è direttamente monetizzabile, come il valore di un panorama (benchè le agenzie immobiliari spesso siano in grado di ricordarcelo, basti pensare alla differenza di prezzo da una camera normale e una con “vista”), nel quale sia possibile realizzare un rapporto con l’ambiente non – conflittuale, non guidato solo dalla logica della speculazione edilizia, o dalla legge che lo consente, poiché non dobbiamo dimenticare il ruolo spesso insensibile dei piani regolatori e dei pat.
Sono convinto che valorizzare non significhi solo mercificare (rendere merce qualcosa di inestimabile valore relazionale) tra uomo e il patrimonio culturale e ambientale.
Eppure tuttavia un’immagine come questa sta a significare che si punta ancora sul paesaggio, ma il problema è da quale punto di vista?
Chi viene da Mestre come me, sa bene com’era e come sta diventando.
La dicotomia tra Mestre che nell’immaginario collettivo risulta priva di cultura e di storia e Venezia simbolo della civiltà è senza dubbio ancora più evidente ed ingombrante agli occhi dei mestrini. Riprendendo Pasolini e il celebre paradosso “Venezia e il muretto” ecco come questa non-città di terraferma dai confini oramai cosi labili ed imprecisi, possa essere accostata al muretto simbolo della cultura più bassa e marginale.
Cultura allora significa in tal senso, la capacità di vedere in quel muretto e nelle opere d’arte di Venezai due elementi essenziali alla vita di tali realtà. Citando ancora Pasolini: “il paesaggio dell’omologazione e della speculazione spezza l’equilbrio relazionale uomo/ambiente”.
Ecco perché credo che il progetto “Paesaggi veneti sostenibili”, sia fondamentale per la sua voglia di formare sensibilità. Cercare di sensibilizzare significa non dare per scontati i valori che vorremmo poter trasmettere, trasmettere nel senso di poterli suscitare in ciscuno a livello di percezione dei luoghi.
Per quanto riguarda la tutela del paesaggio come bene di tutti noi, il primo principio è quello del rispetto verso le generazioni future. I nostri nonni e padri hanno lavorato duramente in un territorio in rapida trasformazione ma chi di loro non vi ha mai raccontato storie e aneddoti della loro vita quand’erano bambini e dei luoghi dove giocavano a contatto fisico e diretto con un ambiente che per quanto antropizzato fosse, possedeva gli elementi naturali indispensabili.
Che generazioni di bambini e ragazzi cresceranno in molte zone urbane o semi-urbane, costretti tra le aree commerciali-direzionali ed i capannoni nonché tra il degrado che tali aree per forza di cose portano?
Quale sarà l’impatto dell’artificializzazione progressiva del territorio?

Nel 1854 Il Gran capo bianco di Washington, il Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce, fece un’offerta per acquistare una grande estensione di territorio sul quale vivevano i pellerossa e promise una riserva per il popolo indiano. Il Capo Seattle della tribù Suwamish, rispose con la lettera qui riportata: essa è stata considerata la più bella e profonda dichiarazione d’amore alla natura e all’ambiente.
Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana.





